Da reporter ai mondiali di Kickboxing e MMA

La partenza

La mia avventura per Bellator inizia dal viaggio che ho fatto da sola venerdì per recarmi da Perugia a Roma. Un viaggio in macchina accompagnato dalla mia musica preferita e da tanti pensieri ed emozioni. Pensieri ed emozioni legate soprattutto all’attesa per un appuntamento che aspettavo e per il quale ci ho lavorato tanto facendo varie selezioni in giro per l’Italia. Ma non solo, riprendevo anche una parte del mio passato in mano, rivisitato e corretto dall’esperienza di una donna più adulta che si avvicina e affronta l’appuntamento in televisione con un’aria più scanzonata, forse ancora di più rispetto a vent’anni fa, ma con la consapevolezza di una persona che è diventata più matura col tempo.

Le aspettative

Non sapevo bene cosa mi aspettasse, soprattutto perché una trasmissione che fa cronaca per un evento sportivo è un work in progress. I passaggi che avrei dovuto affrontare sarebbero stati frutto di tutti gli incontri con volti e fighters che quella sera si giocavano un momento personale importante per la loro carriera. Ed io, essendo una fighter nell’anima, mi approcciavo a quest’esperienza sentendo la loro stessa emozione. Volevo fare una cronaca sì tecnica, ma anche dell’anima, delle emozioni, di tutto ciò che un combattente prova nel momento in cui si sfila i guantoni e lascia alle spalle gli allenamenti duri, la preparazione, e la dieta. Volevo catturare la  pressione psicologica, l’allontanamento dalla famiglia, le tensioni e le paure di un combattente che esulta per il raggiungimento di un traguardo, tutte esperienze che lo arricchiscono personalmente, ma che ovviamente non riguardano soltanto la carriera sportiva. La verità è che esiste una grande affinità tra quei combattente e me, perché io ho sfilato i guantoni tanto tempo fa dalla televisione e li ho ripresi con più grinta e più forza di prima.

L’evento

Quando si ama particolarmente un lavoro, anche se hai smesso da diverso tempo di farlo, è un po’ come andare in bicicletta: non ci si scorda mai. Lo stesso vale per il piccolo schermo, l’adrenalina, la sfrontatezza, la capacità di stare davanti ad una telecamera e la lucidità nel riprendere momenti, a volte imprevedibili, che si possono verificare in un batter d’occhio, restano anche se sono passati diversi anni. Ti ricordi tutto: come si va, come si fa, come funziona e ne sei un po’ “malata”. Questo mi è capitato, perché anche se ho iniziato a sentire la paura una volta arrivata lì allo splendore del Foro Italico adibito e colorato per l’evento, con il ring e la gabbia circondate da tutte quelle persone, telecamere e professionisti che lavoravano insieme a me, mi è passato tutto. Certo, l’emozione c’era ovviamente, ma poi se ne va e lascia posto all’adrenalina e al gusto vero di dire “io ci sono, anzi, lo dirigo! Faccio parte di questo meccanismo”.

Le persone

In più ho avuto il privilegio di trovare delle persone meravigliose che hanno collaborato con me e che hanno reso più facile questo mio rientro: due registi, in particolare il mio, Franco Masselli, e poi Maurizio del Bellator internazionale; gli organizzatori Carlo di Blasi e Paolo Boccotti; Luca Della Rosa, colui che mi stava accanto e che mi ha aiutato nella preparazione e nel controllare dal video tutto l’incontro; i due commentatori, Dario Puppo e Fabrizio Spanu; il mio truccatore, i microfonisti e i cameramen. Con me anche un altro grande, Martin Castrogiovanni, che veramente mi ha fatto sentire come a casa, come un’amica, quasi una collega, io che magari sono un’umile istruttrice tornata in televisione. Abbiamo lavorato molto bene insieme, la sua simpatia, la sua ironia e la sua cordialità le ho viste e le ho respirate.

Bellator Roma 2018, Luca Della Rosa, io, Fabrizio Spanu e Dario Puppo.

Mi sono trovata in una grande famiglia, perché per assurdo quando si è tra professionisti è più facile lavorare, poiché hanno un’umiltà ed un approccio all’evento che è quasi familiare. Lo fanno sembrare quasi un gioco, come se ti dicessero: “Hai il joystick, comincia a giocare… tanto ti diamo noi tutti i limiti, le velocità, i tempi”. Non ho sentito la fame o il caldo afoso, ho sentito solo la voglia di divertirmi, di appassionarmi a quella cosa che mi ha reso veramente felice.

Bellator Roma 2018, Martin Castrogiovanni.

Il ricordo

È stata un’esperienza meravigliosa, un susseguirsi di incontri bellissimi. Ho incontrato grandi della Kickboxing e della MMA come Giorgio Petrosyan e Alessio Sakara, umili combattenti mondiali (anche se sembra un po’ difficile da coniugare insieme le due caratteristiche è proprio così). Ho potuto conoscere giovani kickboxers che hanno puntato il loro lavoro e la loro vita su questo sport. Ero circondata dalla magnificenza di una TV americana come Viacom e dall’eleganza e professionalità del canale Spike Italia. La sensazione era quella di un insieme di mani che si sorreggevano e che portavano avanti una macchina assurda come quella di Bellator, immensa e magnifica, che mi ha lasciato dentro un bagaglio che ho chiuso nella mia valigia e che reputo una delle più belle esperienze della mia vita.

Bellator Roma 2018, il vincitore di Kickboxing Giorgio Petrosyan.

Bellator Roma 2018, il vincitore di MMA Alessio Sakara.